PARLIAMO DI SALUTE MENTALE

Con il protrarsi della pandemia, purtroppo, cresce anche il numero di persone che lotta o fatica ad affrontare problemi di salute mentale, propri o dei propri cari: in qualità di manager, colleghi, amici o familiari, non dobbiamo mai oltrepassare i confini di sensibilità e riservatezza su questioni personali – possiamo però, anzi: dovremmo sforzarci di avviare una conversazione su questo tema, non una tantum ma con regolarità… perché??

Innanzitutto la salute mentale deve perdere lo stigma sociale di debolezza, “difettosità”, pigrizia etc. per essere finalmente considerata (e accolta e supportata) alla stessa stregua dei nostri problemi fisici, dei quali invece parliamo più facilmente senza alcuna remora: sapere che parlare di stress, depressione, ansia, attacchi di panico etc. è OK è in assoluto il primo passo verso l’accettazione, quindi la comprensione ed il giusto approccio e trattamento, ovvero la soluzione del problema.

Evidentemente non è compito di tutti fare i terapisti (anzi: paradossalmente, tanto più siamo vicini e coinvolti, tanto più sarà difficile essere oggettivi e distaccati rispetto a una data situazione, nonostante la massima buona volontà… NdR); sta a ognuno di noi, però, contribuire a creare un ambiente sinceramente aperto, inclusivo e sicuro che permetta al prossimo di sentirsi a proprio agio, per aiutare a portare in superficie l’eventuale malessere in latenza.

Più evitiamo un argomento più diventa difficile, se non addirittura spaventoso anche solo accennarlo: parlare e aprirsi riguardo la propria salute mentale dovrebbe invece diventare la norma, in famiglia e sul lavoro, perché con una crisi sanitaria su scala globale, attentati e disordini politici, incertezza economica, aumento della disoccupazione, isolamento sociale, lavoro a distanza, istruzione domiciliare e molto altro ancora… beh: a tutti gli effetti, se la realtà oggi fa sentire preoccupati, rattristati o perfino angosciati, direi che è naturale e comprensibile, no? quindi parlarne deve diventare altrettanto normale.

Non per affliggerci ancora di più ed amplificare e tenere viva la sofferenza; piuttosto per scoprire che forse non si è soli, che spesso quelle che consideriamo debolezze e difficoltà personali non sono poi così “rare” e magari, con il giusto supporto, la giusta condivisione, è possibile affrontare e risolvere le cose meglio che tenendoci tutto dentro. Punto. Diamo disponibilità all’ascolto, proviamo a condividere.

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