
Quando un amico ci parla di un momento difficile che sta attraversando o di un grave errore che ha commesso, di solito come rispondiamo? Probabilmente offrendo la nostra gentilezza e un po’ di conforto, esatto? Quando invece siamo noi a commettere uno sbaglio, quasi sempre ci comportiamo in maniera molto più dura: soffermandoci sull’autocritica, nascondendo l’imbarazzo che proviamo e ruminando all’infinito sulle possibili conseguenze…
La prossima volta che dobbiamo affrontare una sconfitta, proviamo a prenderci una pausa per l’auto-compassione: non appena sentiamo di essere turbati o sotto stress, proviamo a localizzare questo disagio all’interno del nostro corpo – letteralmente, “dove lo sento di più?” – e osserviamolo mentalmente, ammettendo con noi stessi che è dura, è doloroso sentire questo malessere… lentamente iniziamo a percepirlo come se appartenesse ad un’altra persona, come se fosse un’altra cosa al di fuori di noi e proviamo a rivolgerci a questa emozione proprio come se fosse altro rispetto a noi… svanirà rapidamente.
