Di questi tempi, la capacità di svolgere più attività contemporaneamente è considerata un’abilità straordinaria, che tutti i professionisti dovrebbero impegnarsi a migliorare… Dopotutto, se riesci a svolgere svariati compiti mentre simultaneamente segui diversi progetti, sarai esponenzialmente più produttivo e quindi un miglior lavoratore, giusto?!?
…e se ti dicessi che il multitasking in realtà FA MALE? Non solo alla produttività, anche alla salute mentale e fisica di chi lo pratica; il multitasking non migliora affatto il lavoro, piuttosto aumenta il livello di stress, l’ansia, disperde l’attenzione e, in definitiva, ci rende meno produttivi in generale 🙁
Non ci credi? Uno studio condotto dall’Università della California a Irvine ha esaminato gli effetti del multitasking sugli studenti universitari iscritti a discipline ad alto contenuto intellettuale come psicologia, matematica, ingegneria, medicina o scienze.
Lo studio simulava un ambiente d’ufficio e assegnava a ciascun partecipante un compito semplice: rispondere a tutte le email nella propria “casella di posta in arrivo” – tuttavia, durante lo svolgimento del compito, venivano interrotti periodicamente (ogni 2 minuti) dal supervisore che poneva loro domande, sia relative al loro lavoro che non correlate.
Analizzando i risultati, i ricercatori hanno scoperto che, sebbene il tasso di errori non aumentasse a causa delle interruzioni, ciò comportava un tempo più lungo per completare i compiti assegnati. I partecipanti si sentivano anche più stressati e hanno riportato un carico di “lavoro mentale” maggiore a causa delle interruzioni, sebbene i compiti rimanessero invariati. Anche i livelli di frustrazione sono saliti alle stelle e tutti gli studenti hanno riferito di sentirsi sotto pressione.
Un altro studio dell’Università della California a San Francisco ha scoperto che il multitasking può effettivamente influire sulla memoria a breve termine; non solo, con l’avanzare dell’età, le persone hanno più difficoltà a passare da un’attività all’altra a causa delle diverse aree del cervello responsabili sia dell’attenzione che della memoria. I cervelli più anziani hanno più difficoltà a ignorare distrazioni e informazioni irrilevanti per il compito da svolgere, il che a sua volta influisce sulla memoria a breve termine e causa un calo della concentrazione.
I neuroscienziati hanno ripetutamente confermato l’impossibilità che le persone riescano a svolgere più attività contemporaneamente: il nostro cervello infatti riesce a concentrarsi solo su un compito alla volta, ciò che accade è che sposta l’attenzione tra i vari compiti con una velocità sorprendente… è un’illusione: non si lavora su due cose contemporaneamente, ma sempre e solo su ogni singola cosa alla volta 😉
Passare da un compito all’altro, anche semplice, arriva addirittura a “sopraffare” il cervello, in quanto l’attenzione può essere suddivisa solo fino a un certo punto prima che il cervello inizi a far fatica… in parole povere: il sistema esecutivo cerebrale passa anche rapidamente da un oggetto all’altro ma, più velocemente passa, più si avvicina al sovraccarico. Le persone “molto multitasker” hanno maggiori difficoltà a ignorare immagini distraenti e irrilevanti, mentre la loro memoria non è affatto più efficace di quella di chi è “poco multitasker”, anzi: faticano a mantenere le informazioni ordinate nel cervello.
Il multitasking rende difficile separare i singoli elementi nella mente, cosi’ le persone che svolgono più attività contemporaneamente finiscono per trarre le informazioni da ciò che hanno direttamente di fronte, indipendentemente dal fatto che sia rilevante o meno…!
Per essere efficaci e produttivi al massimo, quindi, è importante concentrarsi su ogni attività che si sta svolgendo e rimanere pienamente concentrati su di essa (prendendoci le debite pause) fino al suo completamento; solo allora si dovrebbe passare all’attività successiva e dedicare anche a questa la massima attenzione: fa bene al cervello, provoca meno stress e aiuta a rimanere pienamente produttivi anche in età avanzata, quando le funzioni cognitive inevitabilmente diminuiscono 🙂






