Esaurimento psicofisico: come riconoscerne gli indicatori (e come superarlo) – prima parte

 

foto: psicologiacontemporanea.it

C’è una sostanziale differenza tra essere stanchi ed essere esauriti: lavorare troppo o stancarsi eccessivamente facendo abitualmente troppe cose, soprattutto la sera tardi e al mattino presto, può condurre a un problema di salute molto insidioso, conosciuto come burnout; questo termine inglese, che significa letteralmente “bruciato”, “esausto”, sta ad indicare il crollo fisico e/o mentale dovuto proprio all’eccesso di lavoro o di stress.

Nonostante la stanchezza sia uno degli indicatori, nel burnout si riscontrano anche altri sintomi: se da stanchi siamo comunque in grado di “funzionare”, anche se a ritmo un po’ ridotto, quando siamo in pieno burnout non siamo più in grado di operare  in maniera efficace, né sul piano professionale né su quello personale. Da stanchi (ok: distrutti…) siamo ancora in grado di provare emozioni – mentre con il burnout uno strano senso di “annientamento” prende il sopravvento su mente e corpo…

Il burnout si presenta infatti principalmente con questi sintomi (non necessariamente tutti insieme):

1. Esaurimento fisico ed emotivo

Si va oltre la sensazione di stanchezza e ci si sente prosciugati, svuotati e si teme ogni nuova giornata (oddio, che cosa mi aspetta?!); si soffre di insonnia – un paradosso, data la profonda stanchezza -, cali di memoria, dolori fisici, malattie ricorrenti dovute all’abbassamento delle difese immunitarie, ansia, rabbia o depressione. 

2. Cinismo e distacco

Possiamo sentirci pessimisti, negativi e come scollegati dagli altri. Nel burnout, si passa ad uno stato di impotente indifferenza, stile “non mi interessa più”: per qualcuno solitamente appassionato e coinvolto nel proprio lavoro o nella propria famiglia è strano provare questo senso di vuoto – che viene notato con preoccupazione anche da chi ci sta intorno, amici e colleghi…

3. Mancanza di efficacia e di realizzazione

Diventiamo irritabili e ci distraiamo facilmente; non siamo produttivi come il nostro solito, anzi: arriviamo anche a chiederci che senso abbia lavorare o impegnarsi in una qualsiasi cosa!

All’origine di tutto questo c’è la cronicizzazione dello stress, accumulatosi nel tempo. Inoltre non va sottovalutata la cultura ormai consolidata del “sempre accesi, sempre connessi”: è un approccio che indebolisce le nostre difese, creando una dipendenza cerebrale dai continui stimoli.

Fare tardi una sera o due non genera burnout, fortunatamente: il problema si manifesta quando fattori di stress – inerenti al lavoro, emotivi o sociali – si protraggono per lunghi periodi, col risultato che corpo e mente non hanno più il tempo di recuperare… e non sono solo i top manager ad esserne vittime!

Ad esempio, le donne sono più a rischio in quanto – solitamente – più empatiche degli uomini, facendosi spesso carico dell’altrui stress; inoltre il cervello femminile è geneticamente più portato al ruminìo mentale, circolo vizioso di ansia e stress che genera ulteriore logorìo. A prescindere dal genere, la tendenza a voler essere sempre presenti e disponibili per tutti, senza apparire mai stanchi o sopraffatti dagli impegni, significa che tendiamo a interiorizzare lo stress, piuttosto che a trovare strumenti utili per alleviarlo.

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2 risposte a Esaurimento psicofisico: come riconoscerne gli indicatori (e come superarlo) – prima parte

  1. mossinofabriziogmailcom ha detto:

    Ciao hai anche una pag fb?

    Fabrizio Mossino

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  2. Laura Sabbadini ha detto:

    Ciao Fabrizio: sì a mio nome, articoli e locandine delle attività vengono pubblicati anche lì e su linked in

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